I nostri territori

Torrioni


e i punti di interesse


Da questo belvedere immerso tra le surte torrionesi è possibile ammirare la sottostante vallata che si estende tra i comuni di San Paolina e Montemiletto, caratterizzata da un susseguirsi di vigneti e oliveti la cui continuità è interrotta da boschi, strade e valloni.

il cannone

Il cannone donato al Comune di Torrioni che domina la valle verso Petruro Irpino è un 120/21, un pezzo pezzo dell’artiglieria da fortezza e da costa costruito in Germania e impiegato dal Regio Esercito e dalla Guardia alla Frontiera del Regno d’Italia che lo utilizzo nei forti del Vallo Alpino durante la prima e la seconda guerra mondiale.

Chiesa di San Michele Arcangelo

La piccola chiesa di San Michele Arcangelo, situata nell’omonima piazza, fu costruita nel XVIII secolo sui resti di una precedente struttura risalente al XV secolo. Recentemente restaurata, presenta una semplice facciata rivestita in pietra locale e un portale lapideo con architrave. Sopra di esso, un’icona maiolicata raffigura l’arcangelo Michele, patrono del paese. Sul retro della chiesa, integrato con l’abside estradossata, si trova il campanile.

L’interno consiste in una sola navata con abside semicircolare, dove si aprono arcate cieche a tutto sesto che ospitano nicchie contenenti statue di santi, l’altare maggiore e la statua del santo patrono.

la torre

Il borgo di Torrioni si sviluppa in epoca longobarda intorno alla Turris Ayunis, una maestosa torre quadrangolare costruita per volere di Aione II, principe longobardo del ducato di Benevento, per proteggere la valle del Sabato. Della torre originale, non rimangono che i resti del basamento e delle mura, attribuibili all’epoca aragonese.

la cripta

La Cripta, risalente al XVIII secolo, fa parte dell’oratorio del SS. Rosario e della Beata Maria Vergine. È composta da 25 sedili, piccole nicchie di pietra a forma di sedia con pianali incavati e schienali. In questo tipo di cripta, chiamata “a scolatoio” per una macabra usanza diffusa dalla fine del XVII secolo, i corpi venivano posti sui sedili per permettere la fuoriuscita dei liquidi corporei fino alla completa essiccazione. Successivamente, le ossa venivano ripulite e accatastate.

Il villaggio Montenigro è un complesso turistico composto da baite in legno immerse tra i castagni e i sentieri nell’area ZSC del Bosco di Montefusco Irpino, un ottimo punto di partenza per passeggiate naturalistiche tra le bellezze dell’Irpinia e un sito privilegiato per fare esperienze a contatto con la natura quali il birdwatching, la caccia fotografica e l’orienteering.

L’area ZSC del Bosco di Montefusco Irpino si estende su una superficie di 713 ettari, con una variazione altitudinale dai 400 m ai 757 m s.l.m., tra le province di Avellino e Benevento  nei comuni di Torrioni, Santa Paolina, Montefusco Irpino, San Nicola Manfredi e San Martino Sannita. Il sito si caratterizza per la presenza di boschi misti di castagno e quercia che si estendono tra dolci colline ricche di piccoli corsi d’acqua. Il bosco.

  

Belvedere est. Da questa posizione è possibile ammirare un ampio panorama che partendo dal vicino abitato di Chianche prosegue verso i centri sanniti di Ceppaloni e San Leucio fino a scorgere la maestosità delle vette del Taburno e di Camposauro che formano, insieme ad atre vette minori, il corpo sinuoso della famosa Dormiente del Sannio. 

  

Belvedere sud. Da questa altura si può godere di una vista mozzafiato sulla sottostante vallata tagliata in due dal Fiume Sabato che scorre verso la città di Benevento dove andrà a congiungersi con il Calore. Da qui è possibile osservare lo Stretto di Barba, limite storico tra il territorio irpino e beneventano, e gli abitati di numerosi comuni della provincia avellinese fino a scorgere il Santuario di Montevergine situato ad oltre 30 km da Torrioni.

Il Castagno

Molto più
di un semplice
albero

Il castagno ha goduto nel corso dei secoli di una attenzione tutta particolare da parte dell’uomo. Ha condizionato nei secoli la civiltà della montagna, plasmandone usi e cultura e determinando sostanziali cambiamenti nel paesaggio montano.

Le vicende della castanicoltura costituiscono pertanto un importante elemento della storia del comprensorio del Partenio. Nonostante le attuali condizioni di diffuso abbandono, il castagno può costituire ancora un’importante risorsa per le aree interne.


Ecowoodland punta a riscoprire questo potenziale, promuovendo una gestione eco-compatibile che guarda sia alla produzione di frutti pregiati che alla tutela della biodiversità e alla bellezza del paesaggio.

Una delle strategie chiave del progetto è la conversione delle tradizionali selve castanili in moderni castagneti da frutto. Questo passaggio, se realizzato con attenzione all’equilibrio naturale, può generare nuove opportunità economiche per le aziende agricole locali. Ecowoodland vuole essere un facilitatore di questo cambiamento, fornendo formazione sulle tecniche di agricoltura biologica, sull’uso di pratiche di ingegneria naturalistica per la difesa del suolo e sulle tecniche di innesto per migliorare la produzione.

E parlando di frutti pregiati, non possiamo non citare la Castagna del Partenio IGP!

Questo riconoscimento, ormai in dirittura d’arrivo, è una vittoria per tutto il territorio irpino. La Castagna del Partenio, coltivata con cura nel Parco Regionale, è un vero gioiello dal sapore dolce e dalla polpa soda. Ottenere l’IGP significa valorizzare un prodotto unico, proteggere dalle imitazioni e offrire nuove prospettive di crescita economica per i produttori e le comunità locali. Ecowoodland sostiene con entusiasmo questo percorso, consapevole dell’importanza di promuovere le eccellenze del nostro territorio.

Castagna